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Mi sono imbattuto casualmente su un articolo di un paio di anni fa (dicembre 2006), pubblicato nel sito ISACA (www.isacaroma.it), ma tradotto dall’originale inglese da Agatino Grillo su di una survey sull’utilizzo di COBIT nel mondo. Incidentalmente, l’articolo da anche utili informazioni sull’utilizzo di altri framework/best practices, ed e’ su questi che mi interessa focalizzare l’attenzione.
L’articolo in forma integrale e’ disponibile qui. Vi riporto i dati relativi all’utilizzo di framework/best practices per comodita’.

L’articolo non chiarisce l’ambito della survey, ma e’ interessante notare come ITIL risulti il maggiormente adottato nonostante non abbia incentivi “normativi” (mi si passi il termine) all’adozione, cioe’ non vi sono norme che ne obblighino l’adozione, ed a seguire vi siano tutta una serie di standard “normativi”, fino (vado a memoria) al CMM/CMMI e PMBOK (o PRINCE2) che “normativi” non sono, ma che pero’ vantano un’adozione nettamente inferiore ad ITIL (circa la meta’). Ci sarebbe anche da dire che PMBOK e PRINCE2 sono insiemi di best practices diverse, e che probabilmente non dovrebbero essere riportati nella stessa linea… Per la verita’ un po’ tutta la lista sembra un po’ troppo eterogenea. I dati rimangono comunque interessanti.
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I Control Objectives for Information and related Technology (COBIT) - Obiettivi di controllo per le informazioni e tecnologie correlate – è un modello (framework), creato nel 1992 dall’associazione americana degli auditor dei sistemi informativi (Information Systems Audit and Control Association – ISACA), e dal IT Governance Institute (ITGI) per la gestione delle tecnologie informatiche – Information and Communication Technology (ICT) . Questo marchio di fabbrica (cioe’ di essere un framework nato da una organizzazione di auditors) lo contraddistingue e lo caratterizza tra altri framework similari.
Uno degli aspetti importanti di COBIT e’ che ha raggiunto lo statuto di norma internazionalmente riconosciuta; l’Unione Europea ha indicato COBIT come uno dei tre standard utilizzabili per garantire la sicurezza dei sistemi d’informazioni (cfr. ad es. Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L077 pag. 6, 23 marzo 2005).
COBIT fornisce ai manager, agli auditor e agli utenti dei sistemi IT una griglia di riferimento costituita da una struttura dei processi della funzione IT, rispetto alla quale si è venuto formando il consenso degli esperti del settore, una serie di strumenti teorici e pratici collegati ai processi con l’obiettivo di valutare se è in atto un efficace governo della funzione IT (IT governance) o di fornire una guida per instaurarlo.
COBIT è stato pubblicato per la prima volta nel 1996. La sua missione dichiarata è quella di “ricercare, sviluppare, pubblicizzare e promuovere un insieme internazionale di obiettivi di controllo di accettazione generale per l’utilizzo giornaliero da parte di manager e auditor”.
Le aziende devono soddisfare i requisiti di qualità, affidabilità e di sicurezza della loro organizzazione IT perseguendo obiettivi di efficacia, devono cioè:
Devono inoltre perseguire obiettivi di efficienza, valutando la maturità dei processi e misurando le prestazioni della funzione IT.
Il modello COBIT si propone di rispondere a questi bisogni:
La versione corrente di COBIT (la 4.1 – rilasciata nel maggio 2007) divide il controllo della funzione IT in quattro domini:
Nei quattro domini sono collocati un totale di 34 processi, ai quali fanno capo, nella versione 4.1, un totale di 210 obiettivi di controllo; questi ultimi rivestono un’importanza centrale nel COBIT, al punto di dare il nome al modello stesso.
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Per la prima volta dalla nascita di ITIL l'OGC (Office of Government Commerce) ha ufficialmente avallato (pare) un framework di conformità ad ITIL per strumenti, documenti e processi di terze parti. Il framework sarà gestito dallo stesso gestore delle certificazioni ITIL (APMG) attraversi dei servizi di audit in joint venture tra Aspect Group Inc.e Service Management Consultancy Ltd. (SMCG). SMGC si occuperà di effettuare il servizio di audit in accordo con il framework di conformità.. L'OGC ha approvato l'utilizzo del marchio ITIL.
Vedi l'articolo originale su SearchCIO.
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Uno dei modi per ottenere il livello ITIL expert (vedi post precedente) è quello di avere la certificazione ITIL Manager's certificate (v2) e poi passare l'esame specifico per aggiornare la certificazione per ITIL v3. L'esame in questione si chiama "ITIL® v3 Manager Bridge ".
I prerequisiti all'esame sono i seguenti:
L'esame si concentra solo sulle novità di ITIL v3 (vedi il syllabus). In altre parole non si proccupa di verificare le conoscenze comuni tra ITIL v2 ed ITIL v3. In altre parole, le domande dell'esame non toccano i processi che sono rimasti invariati (per esempio incident management), ma si concentra sui nuovi processi (per esempio Access Management) od i processi che sono stati modificati, ma solo sulle modifiche (per esempio il concetto di "Service Change" nel change management).
L'esame si articola in 20 domande a risposta multipla "complesse", con degli scenari allegati, che richiedono esperienza e comprensione, e non solo memoria. Il formato dell'esame è stato abbastanza criticato per le seguente ragioni:
Sono previsti 1 ora e trenta minuti per i candidati che sono madre lingua, mentre i canonici 30 minuti in più vengono concessi agli non madrelingua.
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E' stato pubblicato un manuale sulle certificazioni ITIL v3, reso disponibile nel sito dell' IT Service Management Forum (itSMF) International (http://www.itsmfi.org/). Il volumetto fa' un po' chiarezza sui vari livelli di certificazione ITIL v3, di cui vi diamo un veloce riassunto qui.
Chi e' chi (Who's who)
Nel 2006 l'OGC (Office of Government Commerce, http://www.ogc.gov.uk/), cioe' i creatori di ITIL e detentori del copyright hanno effettuato una gara per aggiudicare il servizio di accreditamento ITIL e lo schema delle certificazioni. La gara e' stata vinta dall'APM group (http://www.apmgroup.co.uk/), i quali sono adesso responsabili per gli standard ed i programmi cui gli Examination Institutes (gli enti esaminatori) devono aderire. L'APM group e' anche responsabile dell'ITIL Qualification Board, che e' un comitato di indirizzo, ad ampia rappresentanza (tra i partecipanti: itSMF International, OGC, gli enti esaminatori e lo stesso APM group) , che certifica le decisioni prese sullo schema di certificazioni ITIL.
L'APM group e' anche responsabile delle licenze rilasciate agli enti esaminatori, che sono quelli che in ultima analisi amministrano gli esami ITIL valutando ed approvando le varie aziende che somministrano i corsi e gli esami ITIL (Accredited Training Organizations o ATO).
Lo schema di certificazioni ITIL v3
Lo schema di certificazioni ITIL v3 e' diviso in quattro livell:
Vi daremo conto dei vari livelli, in maggiore dettaglio, in post successivi.
Il documento originale e' disponibile nel sito di itSMF International ai seguenti link:
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Lo standard ISO/IEC 20000 raccomanda l'utilizzo del ciclo PDCA (Plan - Do - Check - Act) per l'implementazione di tutti i processi, e definisce le varie fasi come segue:
Nella fase di Pianificazione, vanno considerati, come parte del piano, i seguenti punti:
Nella fase di implementazione, invece, vanno tenuti presenti, tra le altre cose, elementi quali l'allocazione delle risorse (anche finanziarie) e delle responsabilita', come da piano. Qui in realta' non si inventa nulla, ma si segue il piano preparato alla fase precedente fino alla completa implementazione dello stesso. Skill di Project Management tornano molto utili in questa fase (ma in realta' in tutte le fasi dell'implementazione).
Nella fase di controllo, chi si occupa di implementare, si deve assicurare chevi siano metodi opportuni per il monitoraggio e misurazione dei processi implementati. Affinche' questi siano parte integrante del sistema di gestione e' necessario che questi siano stati pensati gia' in fase di pianificazione. Queste misure danno il polso delle performance dei processi e possono permettere l'identificazione di aree di attenzione sulle quali lavorare. Un altro metodo utile all'identificazione di aree di intervento sono le ispezioni (audit), che verificano l'aderenza dello stato di fatto ai piani precedentemente elaborati.
Nella fase di Azione e Miglioramento ci si basa, in generale, sui risultati della fase di controllo per pianificare ed indirizzare le azioni di miglioramento a quelle aree ove l'azione puo' portare i massimi benefici per i clienti. Non appena tutte le azioni sono identificate ed applicate, si puo' iniziare un ulteriore iterazione del processo PDCA per continuare a migliorare l'implementazione del Service Management.
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In questo post andiamo nel dettaglio dello standard ISO 20000, analizzandone una delle prime parti: il sistema di gestione o "management system". Nello standard, l'obiettivo del sistema di gestione e' quello di fornire le politiche (policies), procedure ed il contesto (framework) per consentire una effettiva gestione ed implementazione dei servizi IT.
Questa parte dello standard si articola in tre porzioni:
La responsabilita' del management si articola prevalentemente nelle seguenti attivita':
I requisiti documentali sono, tutto sommato, quelli classici, ed includono i seguenti:
E' abbastanza interessante il peso che viene dato alla parte di competenza, conoscenza e training. Si dice esplicitamente che i ruoli e le responsabilita' vanno mantenute insieme alle competenze relative. Forse nulla di rivoluzionario, ma di certo dato troppo spesso per scontato. Un processo di verifica delle competenze e dei bisogni di training viene esplicitamente menzionato come parte dello standard, cosi' come la necessita' di assicurare che tutto lo staff sia conscio dell'importanza delle proprie attivita' nel raggiungere gli obiettivi di service management. Questa parte viene analizzata, in qualche dettaglio, nella seconda parte dello standard (code of practice) nelle diversi fasi, ed in particolare nelle seguenti:
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Il 29 Gennaio 2009, alle ore 14.45 presso la Sala San Domenico - Santa Maria delle Grazie - Convento Padri Domenicani in Via G. Antonio Sassi, 3 a Milano vi sara' un seminario organizzato da Fondazione IRSO in collaborazione con AICA sul tema delle professioni ICT.
Il seminario, il nono di un ciclo dedicato da Fondazione IRSO al tema del "lavoro della conoscenza", partirà dal confronto tra il framework EUCIP, lo standard europeo del CEPIS di riferimento per le competenze e i profili professionali informatici, e il modello di Fondazione IRSO sviluppato per tutte le professioni.
A seguire ci sara' un dibattito fra i panelisti e i partecipanti sulle strategie, sulle esperienze di successo e sulle leve per migliorare produttività, innovazione e qualità del lavoro.
La partecipazione è gratuita previa iscrizione inviando una e-mail a maria.laplaca@irso.it.
Maggiori info e programma dell'incontro sul sito AICA.
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L'OGC (Office of Government Commerce, UK), che ha battezzato sia le best practices ITIL che PRINCE2, ha anche formalizzato delle best practices di Program Management (http://www.best-management-practice.com/Programme-Management-MSP/), aggiornate nel 2002.
Parleremo del Programme Management come disciplina più in là, per il momento basti sapere che spesso progetti grandi e complessi sono spesso suddivisi in un insieme di progetti più piccoli (quindi più gestibili) e correlati. A questi progetti si aggiunge uno strato di management che è appunto il programme management. Ovviamente la declinazione OGC del Programme Management si integra perfettamente con PRINCE2 (http://www.itil-italia.com/prince2.htm).
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Il titolo in inglese sarà: "Delivering IT Services using ITIL, PRINCE2 and DSDM Atern". L'uscita dell'interessante libro, parte della collana ufficiale su ITIL v3 dal TSO, è programmata per l'estate 2009. Offre consigli pratici per fornire servizi IT usando i tre framework:
Oltre a discutere i tre framework, ne fornisce un sommario e descrive le aree di attenzione nell'implementazione degli stessi.