L'obiettivo del Configuration Management e' di fornire un modello logico dell'infrastruttura attraverso l'identificazione, il controllo, la gestione e la verifica di tutte le versioni di "Configuration Items" esistenti.A questo punto, e' opportuno definire i Configuration Item (per maggiori dettagli andate su wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Configuration_item ).
Il configuration item, o CI, e' un unita' di configurazione (elemento dell'insfrastuttura IT) che puo' essere gestita individualmente (tipo: computer, routers, servers, software, etc...).
Un elemento chiave del processo e' il Configuration Management Database (CMDB), che viene utilizzato per tracciare tutte le CI e le relazioni tra di loro (tipo: il server A ospita il Servizio B, etc...).
Alcuni benefici dell'implementare il processo di configuration management sono i seguenti:
Le attivita' relative al processo Configuration Management sono le seguenti:
Una delle poche raccomandazioni di ITIL in termini di priorita' di implementazione dei processi e' quello di implementare i processi di configuration, change e release management insieme, e possibilimente di avere una funzione centralizzata per gestirli.
Riportiamo di seguito alcuni suggerimenti su come approcciare alcuni problemi comuni nell'implementare il processo di Configuration Management.
Uno dei problemi principali e' il cercare di implementare il processo senza implementare altri processi che sono funzionali ad esso. Come detto sopra: una delle poche raccomandazioni di ITIL in termini di priorita' di implementazione dei processi e' quello di implementare i processi di configuration, change e release management insieme, e possibilimente di avere una funzione centralizzata per gestirli. In particolare, il processo di change management assicura che tutti i cambiamenti avvengano secondo un workflow prestabilito ed agisce da gatekeeper per il CMDB.
Un altro problema e' la confusione tra il processo di configuration management ed il CMDB. Non basta implementare il CMDB per avere il processo in piedi. Bisogna prima avere tutte le procedure (Pianificazione, Identificazione, Controllo, Status Accounting e Verifica) per la gestione ed il mantenimento del CMDB e poi si puo' popolare il CMDB, senno' si rischia che esso risulti obsoleto prima di essere disponibile.
Un altro problema comune e' quello di non avere un adeguato livello di dettaglio delle CI nel CMDB. Se' e' eccessivo (troppo dettaglio) si rischia di dover tracciare tutto (quante tastiere e mouse ci sono) con un dispendio eccessivo di risorse. Se e' troppo alto si rischia di non avere informazioni significative dal CMDB. Come in tutte le cose, il CMDB va' analizzato e pianificato in modo che sia uno strumento che sia di aiuto e non un peso.
Un problema comune e' lo scarso interesse del management (nessuno e' interessato ad implementarlo). Questo purtroppo e' conseguenza del fatto che i benefici sono in la' nel tempo e non immediatamente tangibili. E' fondamentale che i manager vengano informati dei benefici nell'implementare il Configuration Management.
Alzi la mano chi non ne ha avuto esperienza: il processo viene percepito come troppo burocratico e viene regolarmente bypassato. A questo scopo e' fondamentale che tutti capiscono l'importanza ed i benefici del Configuration Management.
Il tool che implementa il CMDB e' inadeguato. Personalmente, i pochi tool che ho visto (Siebel, HP OpenView Service Desk) non sono certo il massimo, ma il loro punto di forza e' l'intergrazione con gli altri processi ITIL.